Letture proposte 2008 | COGNIZIONE DI UN_ALBA

COGNIZIONE DI UN´ALBA

 
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© la pubblicazione nel sito apuntozeta per gentile concessione dell´editore ; è vietata ogni riproduzione

presentazione di Iain Chambers


L´alba è lo spazio tra due regni di conoscenza: quello della notte-luogo oscuro del linguaggio che slitta continuamente attraverso i sogni e l´inconscio-e quello illuminato dal giorno e dall´apparenza trasparente, razionale e sequenziale. Restando sulla soglia, camminando lungo il confine tra il buio e la luce, tra l´inconscio e il conscio, la voce si misura con la densa ambiguità del muoversi nel regno del tra, dove l´appartenenza del linguaggio vacilla fra il desiderio di riportare il suo percorso alla luce conclusiva del giorno e la propulsione di continuare a errare nei vincoli di una notte infinita.

Ho viaggiato nel linguaggio di Giuliano Rinaldini con questa bussola, fermandomi spesso in questa zona di transito, cercando di ascoltare nello spazio tra le parole la profondità della sfida lanciata dalla parola poetica lungo le linee di confine, tracciate in cartografie urbane, sradicate.
Canalizzata tra i margini della pagina bianca ma già satura della storia e della memoria della lingua che la sta attraversando - questa poesia c´invita, come l´atto essenziale della giustificazione della poetica, a restare a lungo nella vicinanza delle parole, ad assaporarie e digerirle, a prendere confidenza con le vie inaspettate che indicano, e a viaggiare con loro oltre il prevedibile. Come pietra raccolta lungo iu «cammino verso il linguaggio» (Heidegger), ogni parola, quale frammento lasciato nella scia del passaggio del mondo, getta un raggio su un senso di dimora sempre da divenire.

Un cielo sopra la città, strisciato contemporaneamente dalle luci artificiali di una notte che perisce e dall´anticipazione di un giorno ancora da nascere.. Si avverte, senza riuscire ad afferrarlo, il ciclo perpetuo di una vita che precede ed eccede la lingua che la sta pronunciando.
Automobili ferme, strade vuote, la tenda della pioggia, aria ferma, usata: «un faro spoglio / mette un profilo nell´asfalto». Dalla città senza orizzonti distinti si alzano gli odori del giorno e il corpo prende il cammino per (s)piegare il giorno. Tagliando il freddo autunnale, si attraversa «una piega nei muri...», regalando alla nebbia un profilo oscuro, in movimento. Toccato dal «vento paziente / che annulla il pensiero» il linguaggio stesso, spogliato, silenzioso, viaggia alla ricerca di se stesso.
Nella curvatura della visione che cerca di seguire il percorso tracciato dalla parola poetica, la città si distilla in mappe, spazi, luoghi e posti diversi. Si cerca uno sbocco. Si respira la città. E il linguaggio della notte corre in avanti, disseminando domande destinate a rimanere tali come segni di risveglio. La città, non ancora dicibile, ci guarda e:« la calma delle nuvole notturne / rimane sulle automobili».
La notte si ferma, la macchina parte e attraverso il parabrezza i semafori del domani si mostrano accecati. Le superfici della visione scorrono via, lasciando apparire «un´inquieta memoria». Seguendo la «linea d´asfalto vuoto», il pensiero si disperde nel paesaggio.
Il vento, pieno delle ceneri del passato, taglia i fari, e la strada batte il ritmo di «un suono piovoso scorporato». La lingua si rinnova, correndo lungo i bordi di una via ancora da conoscere.

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Giuliano Rinaldini è nato a Reggio Emilia nel 1981. Insegna in un piccolo liceo privato a Sant´Ilario d´Enza. Laureato in Lettere classiche a Bologna con una tesi su Borges e il Latino. A questo autore deve molta della sua passione per la letteratura. Studi e ricerche in campo biblico - sia veterotestamentario che neotestamentario - e nella poesia italiana del Novecento, con particolare affetto per Campana, Sbarbaro, Caproni, Bertolucci.

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